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Per comunicare meglio, l’Europa ha bisogno di influencer

È uno dei suggerimenti che arrivano dai risultati di Perceive, progetto europeo coordinato dall'Università di Bologna e dedicato a indagare quanto e come l'Unione Europea è conosciuta dai suoi cittadini


L’Unione Europea deve imparare a comunicare meglio le sue politiche e i risultati dei progetti che finanzia. Come? Puntando sui social network per favorire il dialogo dal basso grazie a reti di persone capaci di parlare direttamente con i cittadini. In poche parole, l’Europa ha bisogno di influencer.

È uno dei principali suggerimenti emersi da Perceive, progetto europeo coordinato dall'Università di Bologna e dedicato ad indagare quanto e come l’Europa è conosciuta dai suoi cittadini. Dopo tre anni di ricerche in sette paesi europei (Italia, Svezia, Romania, Polonia, Spagna, Regno Unito, Austria), gli studiosi coinvolti hanno tradotto i tanti dati raccolti in linee guida e raccomandazioni per l’Unione Europea.

Occupandosi di percezione e comunicazione, i ricercatori hanno ovviamente dedicato grande attenzione anche ai social network e a come gli europei parlano online della UE. Per farlo hanno analizzato le reazioni ad oltre 40.000 post dedicati a temi europei e pubblicati da otto istituzioni di sei paesi. Il risultato più immediato? “L’Unione Europea è apprezzata quando distribuisce risorse”, riferiscono i ricercatori. “L’aumento dei fondi strutturali e di investimento europei – i principali strumenti finanziari della politica regionale UE – corrisponde ad una maggiore consapevolezza tra i cittadini delle azioni messe in campo grazie all'Europa e dei benefici ottenuti, oltre che ad un maggiore apprezzamento dell’appartenenza del proprio paese all'Unione”.

Questa dinamica non si riflette però allo stesso modo quando le istituzioni locali promuovono campagne di comunicazione sulle attività realizzate grazie ai fondi europei. “Queste campagne possono permettere ai cittadini di apprezzare i vantaggi ottenuti grazie agli investimenti della UE, ma lo stesso apprezzamento non viene condiviso rispetto alla partecipazione in generale del proprio Paese all'Unione Europea”, spiegano i ricercatori. “Una divergenza che deriva da una scarsa capacità dell’Europa di raccontare in modo efficace i progetti e le politiche messi in campo sui territori”.

Quali sono allora le raccomandazioni proposte dal progetto Perceive? “Innanzitutto, realizzare strategie di comunicazione di lungo periodo per promuovere le azioni e i risultati realizzati grazie ai fondi europei”, dicono gli studiosi. “La memoria dei cittadini è spesso corta e il sostegno dimostrato in un primo momento tende a diminuire se non viene rafforzato con nuovi messaggi”.


Inoltre, queste strategie di comunicazione devono basarsi su strumenti e linguaggi adeguati. Non basta insomma utilizzare i social network: serve anche conoscerli e sfruttare le loro caratteristiche specifiche in modo efficace. “La tradizionale comunicazione verticale dall'alto verso il basso utilizzata dalle istituzioni non è più sufficiente”, precisano i ricercatori. “Un approccio alternativo dovrebbe invece basarsi sulla creazione di comunità di utenti che attraverso i social network possano diffondere corrette informazioni e dare vita a dialoghi alla pari”. L’Europa, insomma, ha bisogno di influencer: per avvicinarsi ai cittadini e farsi conoscere meglio.

Anche perché le politiche messe in campo dall'Unione Europea non sono certo note a tutti. Secondo i dati raccolti da Perceive, solo il 45% dei cittadini conosce la politica di coesione finanziata dalla UE, il 53% ha familiarità con le politiche regionali europee e soltanto il 50% sa cosa sono i fondi strutturali. Inoltre, gli studi dei ricercatori hanno evidenziato che i progetti finanziati dalla UE sono molto più conosciuti nei paesi entrati più di recente nell'Unione: in Slovacchia si arriva all'87%, mentre nei Paesi Bassi il dato scende fino al 21%.

In Italia solo il 10% dei cittadini ritiene di aver giovato dei finanziamenti dell’Unione Europea e tra Austria, Germania, Francia e Paesi Bassi la media non supera il 20%. Completamente diversa invece la situazione in Polonia, Estonia e Slovacchia, dove si arriva a sfiorare il 70%.

Se guardiamo alla percezione dei cittadini, insomma, emerge un’Europa a due velocità tra “vecchi” e “nuovi” paesi UE. La soluzione? Secondo gli studiosi questa frammentazione va affrontata con strategie di comunicazione più efficaci. “L’Europa deve imparare a comunicare meglio le sue politiche e i progetti che finanzia”, ripetono i ricercatori. “Alla comunicazione tradizionale va affiancata una maggiore presenza sui social network, sfruttando a pieno le potenzialità di questi strumenti per creare dialoghi e connessioni dirette con i cittadini”.