Il viaggio comincia a bordo di una motovedetta. Destinazione: un tratto di Adriatico al largo di Cesenatico (FC), dove polpi di pochi giorni di età e una femmina stabulati negli impianti dell'Università di Bologna vengono affidati al mare. È uno dei momenti più delicati del progetto sperimentale Octo-Blu, promosso e finanziato dalla Regione, in collaborazione con l’Alma Mater, per studiare il controllo biologico del granchio blu.
Nato nel 2024 grazie a un accordo di collaborazione tra la Regione Emilia-Romagna e l’Università di Bologna, Octo-Blu ha preso forma partendo da un obiettivo preciso: verificare se il polpo, predatore naturale del granchio blu, possa contribuire a contenere la diffusione della specie invasiva che negli ultimi anni ha messo in crisi l'equilibrio dell'ecosistema marino e provocato pesanti conseguenze economiche per la pesca e l'acquacoltura.
Per rispondere a questa domanda, i ricercatori hanno studiato il comportamento del crostaceo, le sue capacità riproduttive e alimentari, mettendo parallelamente a punto tecniche di allevamento e riproduzione del polpo in ambiente controllato. Un lavoro durato quasi due anni che ha permesso di raccogliere dati sulla relazione tra le due specie, affinare le metodologie di allevamento e arrivare alle prime schiuse, passaggio indispensabile per avviare le attività di rilascio in mare e la successiva fase di monitoraggio scientifico.
"Il progetto sperimentale Octo-Blu ci ha permesso di raccogliere informazioni preziose sul comportamento e sulla biologia del granchio blu presente nel nostro areale, nonché di individuare una possibile strategia per contrastarne la diffusione", spiega Oliviero Mordenti, professore al Dipartimento di Scienze Mediche Veterinarie dell’Università di Bologna, che coordina il progetto. "Il polpo, infatti, è un predatore in grado di contribuire al controllo delle specie più abbondanti e si configura, pertanto, come una specie di rilevante interesse ecologico, svolgendo un ruolo importante nella regolazione delle catene alimentari marine".
Dalle vasche di allevamento il progetto è passato al mare. I primi rilasci sono stati effettuati l'11 e il 17 giugno scorsi, in prossimità delle barriere artificiali sommerse, con il supporto logistico del Club Nautico di Riccione (RN), e sono proseguiti nel mese di agosto.
L'uscita di oggi, guidata dal professor Oliviero Mordenti e da Antonio Casalini, ricercatore dell’Alma Mater, responsabili scientifici dello studio, alla presenza dell’assessore regionale all’Agricoltura e alla Pesca, Alessio Mammi, e con il supporto della Capitaneria di Porto - Ufficio Circondariale Marittimo di Cesenatico, segna un'ulteriore tappa di una sperimentazione destinata a proseguire anche nelle prossime settimane.