Nel suo intervento, il Rettore Molari ha richiamato il ruolo fondamentale dell’università nello sviluppo sociale, economico e democratico del Paese, invitando a riflettere su cosa sarebbero città e territori senza il contributo degli atenei in termini di coesione, benessere e crescita.
Partendo dal tema del numero dei laureati, ha ricordato come l’Italia resti indietro rispetto ad altri Paesi europei e dell’area OCSE, sottolineando però che non si tratta solo di classifiche: più laureate e laureati significano maggiore innovazione, più partecipazione civile e maggiore equità sociale. Per questo, ha affermato con decisione, “la laurea serve, eccome: non solo ai singoli, ma all’intero sistema Paese”.
Il Rettore ha poi evidenziato la necessità di rafforzare il rapporto tra università, politica e società. Gli atenei, ha spiegato, sono pronti a essere valutati e a rendere conto del proprio operato, ma hanno bisogno di interlocutori consapevoli del loro valore strategico. “L’Università pubblica, se è veramente tale, è autonoma, libera e critica”, orientata non al profitto di pochi ma al bene collettivo, e per svolgere al meglio la propria missione necessita di stabilità normativa, riforme condivise e semplificazione.
Infine, in un contesto internazionale segnato da conflitti e crescenti polarizzazioni, il Rettore ha ricordato il ruolo dell’università come spazio di dialogo e convivenza: un luogo in cui studenti provenienti anche da Paesi in guerra “si incontrano e dialogano, non si scontrano”, rendendo l’ateneo un autentico laboratorio di pace e coesione.