Unibo Magazine

La Malattia di Alzheimer - caratterizzata dall’accumulo di placche di beta-amiloide e di tau iperfosforilata, associati a neuroinfiammazione, perdita sinaptica e progressiva neurodegenerazione - è la forma più comune di demenza. Colpisce soprattutto le donne e crescenti evidenze suggeriscono che uomini e donne possano svilupparla e manifestarla attraverso percorsi biologici parzialmente distinti. Nonostante i significativi progressi compiuti negli ultimi anni, le basi molecolari di queste differenze restano ancora da chiarire.

Il progetto 3DOMICS4AD - coordinato da Francesca Massenzio, ricercatrice al FaBiT - Dipartimento di Farmacia e Biotecnologie dell’Alma Mater e finanziato con un FIS-2 Starting Grant da 1,3 milioni di euro - indagherà i meccanismi molecolari e cellulari alla base della patologia, con focus sulle differenze biologiche di genere e sulle loro implicazioni per strategie diagnostiche e terapeutiche più personalizzate.

Il progetto si concentra su due elementi chiave: la microglia e le vescicole extracellulari (EVs). La microglia è la cellula immunitaria del cervello, svolge un ruolo centrale nel modulare le interazioni tra neuroni e altre cellule gliali e può attivarsi precocemente, contribuendo ai processi neuroinfiammatori. Le EVs, invece, sono piccole particelle rilasciate dalle cellule che trasportano proteine, lipidi e microRNA, regolando la comunicazione tra neuroni e cellule gliali. Studi recenti suggeriscono che EVs derivate da pazienti con Alzheimer possono veicolare segnali associati a neurodegenerazione e infiammazione e che la loro produzione e il loro contenuto possono variare tra uomini e donne.

Per studiare questi fenomeni, 3DOMICS4AD svilupperà un modello sperimentale altamente innovativo basato su organoidi cerebrali tridimensionali derivati da cellule staminali pluripotenti indotte (iPSC) di pazienti uomini e donne, integrando anche la componente microgliale, spesso assente nei modelli standard.

Attraverso un approccio multi-omico di nuova generazione, basato su analisi avanzate del trascrittoma e mappatura spaziale ad alta risoluzione, il progetto permetterà di identificare profili molecolari specifici legati al genere e potenziali biomarcatori. L’obiettivo finale è contribuire a una medicina di precisione più inclusiva per la Malattia di Alzheimer.