Unibo Magazine

Cosa accadrebbe se i prodotti alimentari ultra-processati fossero tassati? È la domanda da cui prende il via GOLDFINCH, progetto di ricerca coordinato dall’Imperial College di Londra a cui partecipa anche l’Università di Bologna con un gruppo di studiosi del Dipartimento di Scienze Statistiche “Paolo Fortunati”.

L’idea nasce da esperienze già sperimentate su altri prodotti, in particolare dalla “sugar tax”, introdotta nel Regno Unito nel 2018, che ha contribuito a ridurre il consumo di zuccheri derivanti da bevande analcoliche e ha spinto molte aziende a riformulare i loro prodotti per diminuire il contenuto di zucchero.

“L’imposta sulle bevande zuccherate ha mostrato che politiche fiscali ben progettate possono modificare sia i comportamenti dei consumatori sia le strategie delle imprese”, dice Beatrice Biondi, ricercatrice del Dipartimento di Scienze statistiche dell’Università di Bologna coinvolta nel progetto. “Tuttavia, strumenti simili non sono ancora stati esplorati per altre categorie di alimenti ugualmente rilevanti per la salute”.

Gli alimenti ultra-processati – prodotti come snack, merendine, carni trasformate, bevande zuccherate, salse e creme spalmabili – sono caratterizzati da un elevato grado di trasformazione industriale e dall’uso di additivi come aromi, coloranti o esaltatori di sapidità.

Si tratta di prodotti con una qualità nutrizionale spesso scarsa, con elevate quantità di sale, zucchero o grassi e un contenuto ridotto di micronutrienti importanti per la salute. Inoltre, i processi di lavorazione industriale sono spesso progettati per rendere i prodotti particolarmente gradevoli, favorendo così un consumo eccessivo. Non a caso, questi alimenti sono anche molto pubblicizzati, relativamente economici e rapidi da preparare: fattori che contribuiscono alla loro ampia diffusione, soprattutto tra le fasce di popolazione con redditi più bassi.

Nel Regno Unito il fenomeno è particolarmente marcato, tanto da rendere il paese un caso di studio di particolare interesse: secondo alcune stime, circa la metà delle calorie giornaliere consumate proviene da alimenti ultra-processati. Un dato preoccupante, se consideriamo che diversi studi scientifici hanno evidenziato una relazione tra il consumo elevato di questi alimenti e un aumento del rischio di obesità e di diverse malattie croniche, tra cui diabete e patologie cardiovascolari.

“Nell’ambito del progetto GOLDFINCH studieremo le abitudini di acquisto delle famiglie britanniche utilizzando grandi banche dati che registrano nel dettaglio i prodotti acquistati nei supermercati,” spiega Biondi. “Questi acquisti osservati ci permetteranno di stimare come le scelte dei consumatori si modificherebbero in risposta a diverse politiche fiscali, ad esempio in seguito a variazioni di prezzo dovute all’introduzione di una tassa o di un sussidio”.

A partire da queste simulazioni, i ricercatori valuteranno anche gli effetti di lungo periodo sulla salute: in particolare come i cambiamenti nei consumi potrebbero incidere, nei prossimi decenni, sui livelli di obesità, sull’incidenza di malattie croniche e sui costi per il sistema sanitario.

“Pur concentrandosi sul Regno Unito, il progetto può offrire indicazioni utili anche per l’Italia, dove il consumo di alimenti ultra-processati è in crescita”, aggiunge Biondi. “Comprendere se e come strumenti fiscali possano influenzare le scelte alimentari può quindi offrire indicazioni utili per il dibattito sulle politiche di prevenzione e promozione della salute”.

  • Beatrice Biondi

    Beatrice Biondi

    Beatrice Biondi è ricercatrice in tenure track al Dipartimento di Scienze Statistiche "Paolo Fortunati". Si occupa di analisi e modellizzazione dei comportamenti individuali e delle scelte dei consumatori, con particolare attenzione ai temi dell’alimentazione, della salute e della mobilità urbana. Le sue ricerche si basano su modelli econometrici che analizzano come le persone prendono decisioni, permettendo di valutare l’impatto di politiche pubbliche e di strategie di mercato su benessere, stili di vita e sostenibilità.