Se Sinbiosys rappresenta la maturazione di una lunga ricerca, la storia del team Bacman-HERO racconta l’altra faccia dell’imprenditorialità universitaria: quella che nasce dalla curiosità e dall’energia di studentesse e studenti.
Il progetto prende forma dall’iniziativa di tre giovani ventiduenni, che hanno appena conseguito la laurea in Biotecnologie. L’incontro con la professoressa Martina Cappelletti del Dipartimento di Farmacia e Biotecnologie, esperta di biorisanamento ambientale, dà vita a HERO – High Performance Engineered Rhodococcus Opacus: un progetto pensato per la competizione internazionale iGEM e dedicato allo sviluppo di piattaforme molecolari, informatiche e chimiche capaci di promuovere l’utilizzo del batterio Rhodococcus opacus per contribuire alla depurazione di suoli e acque inquinate.
L’intuizione iniziale cresce rapidamente: da tre giovani si passa a cinque, poi dieci, fino a un gruppo di tredici studentesse e studenti. Nasce così il primo team iGEM dell’Università di Bologna.
Con la conclusione del progetto HERO, Bacman ha chiuso il proprio ciclo, ma ha lasciato in eredità a studentesse e studenti la possibilità di far crescere ogni anno nuove idee e nuovi progetti attraverso il team iGEM Unibo.
“Il percorso è stato intenso e complesso - tra burocrazia, sperimentazioni, difficoltà logistiche e dinamiche di gruppo - ma ha rappresentato un’esperienza formativa profondissima. Oggi abbiamo lasciato posto alle nuove leve, un nuovo gruppo con una nuova idea imprenditoriale pronto a portare avanti l’esperienza iGEM. L’obiettivo finale di Bacman era dare modo alle nuove generazioni di esprimere quella creatività che tanto spesso a scuola ci chiedono di avere, ma difficilmente ci viene concesso di esprimere”, sottolinea Alice Foschi di Bacman-HERO.
Le esperienze di Sinbiosys e Bacman-HERO mostrano come a crescere più facilmente siano le iniziative che riescono a costruire team complementari, con un impegno operativo chiaro e una distinzione tra ruolo scientifico e ruolo imprenditoriale. A questo si aggiunge un elemento culturale: la capacità di affiancare alla qualità della ricerca un vero mindset imprenditoriale, orientato al mercato e ai modelli di business. È spesso questo passaggio - dalla logica tecnica a quella di impresa - a fare la differenza tra un buon progetto e un’iniziativa capace di consolidarsi.
“Startup e spin-off sono uno dei modi più concreti con cui l’Università dialoga con la società. La loro crescita dipende dalla qualità dell’ecosistema, ma anche dalla capacità dei team di aprirsi al mercato, coinvolgere nuove energie - a partire dalle studentesse e dagli studenti - e trasformare la ricerca in valore”, conclude il professor Vignoli.