Unibo Magazine

Un’intuizione, una necessità, una domanda a cui qualcuno decide di rispondere. È spesso così che iniziano i percorsi più interessanti, che crescono fino a diventare imprese capaci di generare impatto reale. Le storie di Sinbiosys, spin-off dell’Università di Bologna, e del team Bacman-HERO, esperienza di nuova imprenditorialità nata tra i banchi dell’Ateneo, mostrano come due idee, diversissime per origine, possano mettere radici e trasformarsi in qualcosa di più grande.

Sinbiosys Srl muove i primi passi al Dipartimento di Chimica “Giacomo Ciamician”. Qui il gruppo di ricerca coordinato dalla professoressa Paola Ceroni, da anni impegnato nello studio di molecole fotoattive e materiali luminescenti, porta avanti una ricerca che cresce un passo alla volta, alimentata da collaborazioni internazionali e interne all’Ateneo.

È in questo terreno fertile che prende forma la sintesi dei nanocristalli di silicio per la conversione dell’energia, insieme alla consapevolezza che quei materiali innovativi avrebbero potuto avere applicazioni concrete, fuori dal laboratorio.

Nel giugno 2020 questa intuizione diventa impresa: nasce lo spin-off Sinbiosys, dedicato allo sviluppo di nanomateriali sostenibili come sensori e sonde ottiche, tecnologie per la conversione dell’energia e soluzioni per il riciclo delle plastiche. Negli anni la società orienta la propria tecnologia verso la tracciabilità e la selezione avanzata delle plastiche con i progetti RESTO e PRESTO, fino ad arrivare al riconoscimento europeo Women TechEU, assegnato a Sinbiosys per sostenere la crescita imprenditoriale femminile e il rafforzamento dei risultati precedenti.

Il percorso culmina oggi nel progetto ELISET – Emission Lifetimes Technology for Sorting, Security and Traceability: una tecnologia che estende l’uso dei materiali luminescenti alla codifica invisibile, alla sicurezza e alla tracciabilità delle filiere. Un ampliamento significativo dell’impatto applicativo della ricerca nata nei laboratori del Ciamician.

“Sinbiosys è germogliata da anni di ricerca universitaria su materiali innovativi e sostenibili. Il passaggio decisivo è stato capire che quei risultati potevano diventare una tecnologia utile, capace di uscire dal laboratorio e rispondere a bisogni concreti dell’industria e della sostenibilità. Il riconoscimento Women TechEU e, più recentemente, il progetto ELISET confermano la solidità di questo percorso di crescita”, racconta la professoressa Paola Ceroni.

La storia di Sinbiosys si inserisce in un ecosistema imprenditoriale che l’Università di Bologna ha reso via via più strutturato. L’Alma Mater conta oggi 62 società accreditate, tra spin-off e startup studentesche. Negli ultimi cinque anni sono state accreditate 35 nuove realtà, circa sei ogni anno. Nel 2024 il fatturato complessivo delle società accreditate ha raggiunto 26,4 milioni di euro, in crescita rispetto all’anno precedente, e queste iniziative coinvolgono 344 persone tra dipendenti, collaboratrici e collaboratori.

Numeri che raccontano non solo la vitalità dell’ecosistema, ma anche il suo impatto sul territorio. “È un sistema in cui Ateneo, imprese, istituzioni e centri di ricerca collaborano per costruire un ambiente fertile e connesso, capace di trasformare competenze e tecnologie in nuove progettualità”, sottolinea il professor Matteo Vignoli, Delegato alla Terza Missione del Dipartimento di Scienze Aziendali.

Se Sinbiosys rappresenta la maturazione di una lunga ricerca, la storia del team Bacman-HERO racconta l’altra faccia dell’imprenditorialità universitaria: quella che nasce dalla curiosità e dall’energia di studentesse e studenti.

Il progetto prende forma dall’iniziativa di tre giovani ventiduenni, che hanno appena conseguito la laurea in Biotecnologie. L’incontro con la professoressa Martina Cappelletti del Dipartimento di Farmacia e Biotecnologie, esperta di biorisanamento ambientale, dà vita a HERO – High Performance Engineered Rhodococcus Opacus: un progetto pensato per la competizione internazionale iGEM e dedicato allo sviluppo di piattaforme molecolari, informatiche e chimiche capaci di promuovere l’utilizzo del batterio Rhodococcus opacus per contribuire alla depurazione di suoli e acque inquinate.

L’intuizione iniziale cresce rapidamente: da tre giovani si passa a cinque, poi dieci, fino a un gruppo di tredici studentesse e studenti. Nasce così il primo team iGEM dell’Università di Bologna. 
Con la conclusione del progetto HERO, Bacman ha chiuso il proprio ciclo, ma ha lasciato in eredità a studentesse e studenti la possibilità di far crescere ogni anno nuove idee e nuovi progetti attraverso il team iGEM Unibo.

“Il percorso è stato intenso e complesso - tra burocrazia, sperimentazioni, difficoltà logistiche e dinamiche di gruppo - ma ha rappresentato un’esperienza formativa profondissima. Oggi abbiamo lasciato posto alle nuove leve, un nuovo gruppo con una nuova idea imprenditoriale pronto a portare avanti l’esperienza iGEM. L’obiettivo finale di Bacman era dare modo alle nuove generazioni di esprimere quella creatività che tanto spesso a scuola ci chiedono di avere, ma difficilmente ci viene concesso di esprimere”, sottolinea Alice Foschi di Bacman-HERO.

Le esperienze di Sinbiosys e Bacman-HERO mostrano come a crescere più facilmente siano le iniziative che riescono a costruire team complementari, con un impegno operativo chiaro e una distinzione tra ruolo scientifico e ruolo imprenditoriale. A questo si aggiunge un elemento culturale: la capacità di affiancare alla qualità della ricerca un vero mindset imprenditoriale, orientato al mercato e ai modelli di business. È spesso questo passaggio - dalla logica tecnica a quella di impresa - a fare la differenza tra un buon progetto e un’iniziativa capace di consolidarsi.

“Startup e spin-off sono uno dei modi più concreti con cui l’Università dialoga con la società. La loro crescita dipende dalla qualità dell’ecosistema, ma anche dalla capacità dei team di aprirsi al mercato, coinvolgere nuove energie - a partire dalle studentesse e dagli studenti - e trasformare la ricerca in valore”, conclude il professor Vignoli.