Unibo Magazine

Ideato e coordinato dal professor Stefano Benvenuti, il progetto è attivo da diversi anni negli spazi universitari e porta avanti un’attività di rigenerazione ecologica su piccola scala basata sulla semina di strisce di fiori selvatici, le cosiddette wildflower strips. L’obiettivo è ricostruire, in forma miniaturizzata, gli equilibri ecologici progressivamente compromessi dall’antropizzazione, restituendo a piccole porzioni di terreno la complessità funzionale di un ecosistema sano.

Le strisce realizzate negli anni, mediante la raccolta e propagazione di semi di “antiche infestantiˮ sopravvissute in “oasi agro-ecologicheˮ di aree marginali, hanno visto il ritorno di numerose specie vegetali un tempo comuni nei paesaggi rurali e oggi rare, tra cui il Gittaione (Agrostemma githago), il Fiordaliso (Centaurea cyanus), il Crisantemo selvatico (Glebionis coronarium), la Damigella (Nigella damascena), la Speronella (Consolida ajacis) e il Papavero comune (Papaver rhoeas). 

La loro fioritura ha richiamato una comunità eterogenea di insetti: api solitarie e domestiche, bombi, lepidotteri, sirfidi - ditteri di particolare interesse agronomico in quanto, allo stadio larvale, predano numerosi insetti dannosi per le colture - oltre a coleotteri, ortotteri e alcuni predatori specializzati come il ragno granchio, evoluto per appostarsi sui petali e catturare gli impollinatori in visita ai fiori. 

L'osservazione ha confermato come la sola ricreazione delle condizioni ecologiche di partenza sia sufficiente ad attivare le dinamiche di colonizzazione e auto-regolazione tipiche di un ecosistema sano. La novità introdotta dal 2026 riguarda proprio il monitoraggio di questi processi. Nell’ambito del lavoro di tesi di Lorenzo Bignardi, studente del DISTAL sotto la supervisione del professor Benvenuti, è stato installato accanto alla wildflower strip un sensore bioacustico IoT - lo Spectrum - sviluppato da 3Bee, azienda italiana attiva nelle tecnologie per il monitoraggio e la tutela della biodiversità.

Il dispositivo consente di rilevare in modo non invasivo l’attività, l’abbondanza e la diversità degli impollinatori selvatici che visitano la fascia fiorita, affiancando alle osservazioni sul campo un protocollo di monitoraggio continuo nel tempo, in grado di costruire un quadro quantitativo della biodiversità di impollinatori selvatici che, grazie alla presenza della wildflower strip, torna a popolare il micro-ecosistema ricostruito. 

La wildflower strip, il cui periodo di fioritura e impatto estetico è massimo nel mese di maggio, è oggi visitabile presso la sede del DISTAL ed è accompagnata da un cartello informativo sulla tecnologia Spectrum.