"Sia i campioni di roccia analizzati, che gli esperimenti in laboratorio, che ancora la modellizzazione termodinamica che abbiamo realizzato suggeriscono una risposta positiva", dice Vitale Brovarone. "La produzione di quantità anche minime di molecole d'acqua da reazioni di questo tipo può influenzare profondamente le proprietà chimiche e fisiche delle rocce e dei fluidi della crosta e del mantello, e queste reazioni chimiche potrebbero persino garantire la presenza comunità microbiche a grandi profondità all'interno della crosta terrestre".
Gli studiosi sottolineano che il fenomeno messo in luce - la conversione dell’idrogeno molecolare in acqua all’interno di contesti geologici inizialmente anidri - può permettere di abbassare il punto di fusione delle rocce profonde, generando così magma. E allo stesso tempo, la formazione di acqua libera all’interno della Terra può modificare le proprietà meccaniche delle rocce, facilitandone la deformazione e quindi i processi associati all'attività sismica.
Non solo: reazioni simili potrebbero suggerire la presenza di minerali idratati - cioè contenenti acqua - anche su altri corpi celesti. E la produzione di acqua in profondità potrebbe estendere in modo significativo l'area in cui cercare forme di vita extraterrestri.
Lo studio è stato pubblicato su Science Advances con il titolo “Unconventional water and hydrous mineral formation from dry minerals and H2 fluids”. Ha coordinato le ricerche Alberto Vitale Brovarone, professore al Dipartimento di Scienze Biologiche, Geologiche e Ambientali dell'Università di Bologna. Il lavoro comprende inoltre coautori nazionali, tra cui Simone Tumiati (Università degli Studi di Milano), Fabrizio Nestola (Università degli Studi di Padova) e Donato Giovannelli (Università Federico II di Napoli), e un team internazionale da Francia (Université de Lorraine/CNRS), Stati Uniti (Yale University e Johns Hopkins University), Germania (BGR) e dall’Agenzia Spaziale Europea.
Foto - Crediti Jacopo Pasotti per ERC DeepSeep