Un altro aspetto rilevante dello studio riguarda poi il confronto tra i dati emersi dai denti della grotta di Stajnia e quelli del fossile neandertaliano Thorin, rinvenuto nel 2025 nella grotta Mandrin, in Francia. Le analisi genomiche effettuate su questo fossile lo avevano attribuito a una linea genetica inedita, rimasta isolata da quella di altri Neanderthal rinvenuti in Europa, e lo avevano fatto risalire a circa 50 mila anni fa. Dal nuovo confronto è emerso però che il fossile neandertaliano Thorin era portatore di un genoma mitocondriale simile a quello dei Neanderthal di Stajnia.
"Il nostro studio ricorda che le cronologie più antiche vanno trattate con grande prudenza", spiega Sahra Talamo, professoressa dell’Università di Bologna e co-coordinatrice dello studio. "Quando i valori radiocarbonici si avvicinano al limite della calibrazione, è fondamentale non attribuire più precisione di quella che il dato può realmente sostenere: in questi casi, il confronto tra archeologia, radiocarbonio e genetica diventa decisivo".
Il sito di Stajnia e la Polonia meridionale diventano così un osservatorio privilegiato per ricostruire non solo la biologia dei Neanderthal, ma anche i loro spostamenti e le connessioni tra gruppi distribuiti su vaste aree d’Europa.
"Sapevamo da tempo che la grotta di Stajnia conservava testimonianze eccezionali, ma questi risultati hanno superato le nostre aspettative", affermano Wioletta Nowaczewska dell’Università di Wrocław e Adam Nadachowski dell’Istituto di Sistematica ed Evoluzione degli Animali dell’Accademia Polacca delle Scienze, co-autori dello studio. "Riuscire a identificare un piccolo gruppo di Neanderthal così antico in un sito tanto complesso è un traguardo importante per la ricerca polacca e per lo studio dei Neanderthal in Europa".
Lo studio è stato pubblicato su Current Biology, con il titolo "First multi-individual Neanderthal mitogenomes from north of the Carpathians" ed è stato coordinato da Andrea Picin e Sahra Talamo del Dipartimento di Chimica "Giacomo Ciamician" dell’Università di Bologna. Per lo studio paleoantropologico dei denti ha collaborato il Bones Lab del Dipartimento di Beni culturali dell’Università di Bologna.
Hanno partecipato inoltre studiosi dell'Istituto Max Planck di Genetica Evolutiva (Germania), dell'Università di Breslavia (Polonia), della Queen's University di Belfast (Irlanda del Nord), dell’Università di Bristol, dell’Università di Leeds (Inghilterra), dell’Università della California Irvine (USA), dell’Università di Groningen (Olanda), dell’ETH di Zurigo (Svizzera), dell’Università LUM Giuseppe Degennaro, dell’Università di Palermo (Italia), del Collège de France (Francia), dell’Istituto Polacco di Geologia, e dell'Istituto di Sistematica ed Evoluzione degli Animali dell'Accademia Polacca delle Scienze (Polonia).
Il professor Picin è Principal Investigator del progetto di ricerca FIS 2 POOL (FIS-2023-01196); lo studio ha inoltre beneficiato del supporto dei progetti RESOLUTION (ERC Starting Grant No. 803147), DYNASTY (PRIN No. 20209LLK8S_001) e EURHOPE (FARE Prot. R20L4N7MS5 CUP J53C2200374000), coordinati dalla professoressa Talamo.