La nascita delle banche dati sulla biodiversità ha permesso di realizzare grandi progressi nel campo dell'ecologia e nella biogeografia. Avendo a disposizione grandi quantità di dati in modo accessibile e standardizzato è infatti possibile ricostruire e confrontare la distribuzione della biodiversità naturale in molte aree geografiche.
Nonostante il loro grande potenziale, però, i database di documentazione della biodiversità hanno storicamente delle limitazioni, a partire dalla diversa natura dei dati raccolti e dai luoghi stessi di raccolta, che spesso sono solo quelli più facilmente accessibili. La conseguenza è che possono emergere lacune importanti come quella ora evidenziata per le isole del Mediterraneo.
"La carenza di dati botanici per un’area così ricca di biodiversità e intensamente trasformata dall’azione dell'uomo è paradigmatica di quanto poco ancora sappiamo sulla biodiversità di questa regione", dice Chiarucci. "È quindi fondamentale che i ricercatori facciano squadra per colmare queste lacune e salvaguardare lo straordinario scrigno di biodiversità delle isole mediterranee: uno sforzo per il quale sono necessari adeguati finanziamenti alla ricerca".
Gli studiosi sottolineano prima di tutto l'importanza del lavoro di digitalizzazione dei dati storici, come le flore regionali e le registrazioni degli erbari. A questo dovrebbe poi aggiungersi un'azione di aggiornamento regolare, per individuare e segnalare i cambiamenti in corso, in particolare per le specie invasive o aliene di recente introduzione.
"Le campagne sul campo dovrebbero dare priorità alle isole oggi sottocampionate e ai taxa più trascurati", spiega Francesco Santi, dottorando dell'Alma Mater, primo autore dello studio. "Inoltre, un grande aiuto nella raccolta dei dati può arrivare da iniziative di citizen science, guidate dalla validazione di esperti, in particolare per i gruppi di specie sottorilevati o le specie aliene".
Lo studio è stato pubblicato su Ecography, una delle principali riviste scientifiche dedicate allo studio della biodiversità in natura, con il titolo “Plant diversity of Mediterranean islands differ among biodiversity databases”. L'indagine è stata guidata dal gruppo di ricerca BIOME (Biodiversity & MacroEcology) dell'Università di Bologna: Francesco Santi, Riccardo Testolin, Michele Di Musciano, Federico Bombardi, Vanessa Bruzzaniti, Michele Lussu, Sofia Prandelli, Diletta Santovito Piero Zannini e Alessandro Chiarucci.