Unibo Magazine

Accanto ai percorsi tradizionali della formazione musicale, oggi esistono nuovi spazi di visibilità e sperimentazione, dai social network alle piattaforme digitali.
Anna Scalfaro, docente e musicologa e dell’Università di Bologna, ha spiegato a Unibo Magazine come si coltiva davvero un talento musicale e cosa significa oggi “sbocciare” nel mondo dell’arte.

Professoressa, nel linguaggio artistico si parla spesso di talenti che “sbocciano”. In musica cosa significa davvero questo germoglio?

Il concetto è in qualche modo già implicito nella parola talento. Pensiamo alla figura dell’enfant prodige, il bambino che dimostra fin da piccolissimo un’abilità straordinaria nel suonare uno strumento o nel comporre. L’esempio più noto è quello di Wolfgang Amadeus Mozart, che già in tenera età mostrava un orecchio musicale e una facilità di scrittura fuori dal comune. In questi casi si ha davvero l’impressione di assistere alla nascita di un germoglio artistico, qualcosa che emerge molto presto e in modo sorprendente.

Non tutti i talenti però riescono a trasformarsi in carriere durature. Da cosa dipende?

Il talento è solo il punto di partenza. Non tutti i germogli riescono poi a sbocciare pienamente e a trasformarsi in una carriera. Nel mondo della musica, per esempio, molti giovani molto dotati iniziano presto a studiare, partecipano a concorsi, tengono concerti già da bambini. Ma trasformare quell’abilità in una professione stabile è molto difficile. Servono diversi fattori: l’incontro con un maestro importante, il contesto in cui si cresce, le opportunità che si presentano. Anche la fortuna ha un ruolo. In altre parole, il talento deve trovare il terreno giusto per svilupparsi.

I social hanno cambiato il modo in cui nasce e cresce un talento musicale?

Sì, oggi i social hanno modificato profondamente i percorsi di visibilità degli artisti. In passato il riconoscimento passava soprattutto attraverso conservatori, concorsi, agenzie o case discografiche. Oggi invece un musicista può raggiungere direttamente il pubblico. Questo vale per ogni genere, dalla musica classica a quella pop. Pensiamo a una cantante come Billie Eilish, che ha iniziato molto giovane pubblicando online i suoi brani, ma anche a musicisti come la pianista Valentina Lisitsa

Come hanno raggiunto il successo queste due donne, distanti nei percorsi musicali ma vicine nei mezzi di comunicazione?

Il caso di Billie Eilish è particolarmente interessante perché mostra come oggi un talento possa emergere molto rapidamente grazie alle piattaforme digitali. Da adolescente pubblicò online il brano Ocean Eyes, inizialmente pensato quasi come un esercizio musicale realizzato insieme al fratello Finneas. La canzone si diffuse rapidamente in rete, attirando l’attenzione di blog musicali e piattaforme di streaming come SoundCloud. Da quel primo successo virale si è sviluppata in pochi anni una carriera internazionale.

E il caso della pianista Valentina Lisitsa?

Anche la storia di questa pianista ucraina è molto significativa, perché mostra come anche nella musica classica i social possano diventare uno strumento decisivo. 
Lisitsa è stata tra le prime a utilizzare in modo strategico YouTube, pubblicando esecuzioni registrate in casa che hanno raggiunto centinaia di milioni di visualizzazioni. Da quella popolarità online è nata poi una carriera internazionale, culminata nel debutto alla Royal Albert Hall nel 2012 con un programma scelto dal pubblico della rete. In questo senso il suo percorso non è così distante da quello di artisti pop come Billie Eilish: cambiano i linguaggi musicali, ma il meccanismo di scoperta e di relazione diretta con il pubblico è molto simile”.

I social stanno cambiando anche il modo di comporre musica?

Sì, e questo è un aspetto molto interessante. In un libro a cui sto lavorando con la collega Silvia Bruni stiamo analizzando proprio come alcune pratiche compositive contemporanee si stiano trasformando anche grazie ai social media. Alcuni compositori sperimentano forme musicali più brevi, spesso con elementi ludici (ad esempio Francesco Filidei con le sue Proesie), oppure ampie narrazioni basate sulla partecipazione collettiva (si veda il work in progress Human Signs di Yuval Avital), che si adattano particolarmente bene al linguaggio audiovisivo delle piattaforme digitali. In questo senso i social non sono solo strumenti di promozione, ma diventano anche uno spazio creativo che influenza il modo stesso di pensare e costruire la musica.

  • Anna Scalfaro

    Anna Scalfaro è professoressa associata presso il Dipartimento delle Arti dell’Università di Bologna dove insegna Filosofia ed Estetica musicale nel corso di Laurea in Dams - Discipline delle arti, della musica e dello spettacolo, e Storia della Popular Music e Storia della musica nei media nel corso di Laurea magistrale in Discipline della Musica e del Teatro. Diplomata in pianoforte, si è specializzata in musica da camera all’Accademia “Incontri con il Maestro” di Imola. Alla storia della musica contemporanea e alla pedagogia e divulgazione della musica, campi primari della sua ricerca, ha dedicato, oltre a diversi saggi e articoli, le due ultime monografie: Storia dell’educazione musicale nella scuola italiana. Dall’Unità ai giorni nostri (Milano, 2014); Musica in programma. Quarant’anni di divulgazione musicale in Rai-tv (1954-94) (Udine, 2020). Dirige il Master in Produzione e promozione della Musica dell’Alma Mater e coordina La Soffitta – Centro di Promozione dello Spettacolo dal vivo del Dipartimento delle Arti.