Uno studio dell’Università di Bologna apre nuove prospettive nella cura dei tumori stromali gastrointestinali (GIST): patologie rare per le quali le opzioni terapeutiche restano limitate nei casi di resistenza farmacologica. Pubblicata sul Journal of Experimental & Clinical Cancer Research, l’indagine è stata realizzata da studiosi del Dipartimento di Farmacia e Biotecnologie e del Dipartimento di Chimica “Giacomo Ciamician” dell’Alma Mater. I ricercatori hanno identificato una particolare molecola – chiamata MBT3T – in grado di inibire efficacemente la crescita delle cellule tumorali.
"I risultati della nostra indagine mostrano il grande potenziale della molecola MBT3T: colpisce in modo selettivo le cellule tumorali ed è efficace anche nei modelli resistenti alle terapie oggi in uso", spiega Gloria Ravegnini, ricercatrice al Dipartimento di Farmacia e Biotecnologie dell'Università di Bologna e prima autrice dello studio. "Questa capacità di azione è stata testata con successo anche nei modelli in vivo, senza evidenze di tossicità sistemica: un successo che candida MBT3T a ulteriori studi per approfondirne il comportamento nell’organismo, la sua sicurezza ed efficacia in vista di un possibile impiego clinico".
I tumori stromali gastrointestinali - indicati con la sigla GIST, dall'inglese GastroIntestinal Stromal Tumors - sono neoplasie rare che interessano il tratto gastrointestinale, dall'esofago fino al retto. Nella lotta contro questo tipo di malattie, è utilizzata da decenni una terapia a bersaglio molecolare - chiamata imatinib - che ha dimostrato una grande efficacia. Purtroppo, però, sono molto frequenti i casi in cui, a distanza di 18-24 mesi dall'inizio della terapia, i pazienti sviluppano una resistenza all'azione del farmaco.
Gli studiosi si sono quindi impegnati nell’individuazione di nuove molecole in grado di contrastare efficacemente i tumori stromali gastrointestinali, anche nei casi di resistenza alla terapia con imatinib, dando vita a un percorso di ricerca articolato e fortemente integrato.
Il lavoro ha avuto inizio con la progettazione e la sintesi di nuovi composti, curate dalla professoressa Rita Morigi e dal dottor Daniele Esposito nel gruppo coordinato dalla professoressa Alessandra Locatelli, per poi proseguire con le indagini biologiche su linee cellulari di GIST condotte dalla professoressa Gloria Ravegnini e dalla dottoressa Francesca Gorini nel gruppo delle professoresse Sabrina Angelini e Patrizia Hrelia, che hanno messo in evidenza la marcata efficacia e selettività di una delle molecole studiate.
Il contributo degli studi computazionali guidati dal professor Matteo Calvaresi ha consentito di chiarirne il meccanismo d’azione, successivamente validato a livello cellulare, mentre le analisi in vivo su modello zebrafish, realizzate dal professor Nicola Facchinello, hanno completato il quadro sperimentale. Emerge così un’indagine spiccatamente multidisciplinare che ha condotto all’identificazione di MBT3T.
“Questa molecola inibisce la crescita delle cellule tumorali con un meccanismo d’azione differente da quello utilizzato dalle terapie attualmente disponibili”, conferma Gloria Ravegnini. “E questo è un elemento particolarmente rilevante, perché potrebbe permettere di superare il problema della resistenza ai farmaci, che è oggi uno dei principali ostacoli clinici nella gestione della malattia”.
Lo studio è stato pubblicato sul Journal of Experimental & Clinical Cancer Research con il titolo “Identification of MBT3T as a new effective therapeutic option in imatinib-resistant gastrointestinal stromal tumors (GISTs)”. Per l’Università di Bologna hanno partecipato Gloria Ravegnini, Daniele Esposito, Francesca Gorini, Emma Coschina, Eva Benuzzi, Antonella Simone, Aldo Di Vito, Martina Rossi, Patrizia Hrelia, Alessandra Locatelli, Nicola Facchinello, Rita Morigi e Sabrina Angelini del Dipartimento di Farmacia e Biotecnologie, insieme a Matteo Calvaresi e Tainah Dorina Marforio del Dipartimento di Chimica "Giacomo Ciamician".