Dieci anni di The Guild of European Research-Intensive Universities. Il network internazionale nato per rafforzare la voce delle più prestigiose università europee nel dibattito politico e scientifico continentale festeggia il suo primo decennale in questi giorni a Glasgow. L'occasione è la Seconda Conferenza Africa-Europa sui Clusters of Research Excellence - iniziativa nata da The Guild e African Research Universities Alliance (ARUA) -, a cui partecipa anche il Rettore dell'Alma Mater Giovanni Molari.
L'Università di Bologna, infatti, è uno dei nove atenei che nel 2016 diedero vita a The Guild a Bruxelles, insieme alle università di Glasgow, Göttingen, Groningen, Oslo, Tubinga, Warwick, Uppsala e all'Università Jagellonica di Cracovia. Da allora la rete è cresciuta fino a contare ventitré università di diciassette paesi europei, tutte caratterizzate da un elevato profilo di qualità nella ricerca.
The Guild è stata pensata fin dall'inizio come uno strumento di rappresentanza e di dialogo con le istituzioni europee, capace di tradurre l'autorevolezza scientifica degli atenei membri in proposte concrete per le politiche dell'Unione Europea. In dieci anni il network ha contribuito a orientare programmi chiave come Horizon Europe ed Erasmus+, si è speso nella difesa della libertà accademica e ha promosso modelli di collaborazione scientifica equa e inclusiva tra l'Europa e il resto del mondo.
Gli Africa-Europe Clusters of Research Excellence (CoRE), di cui si parla in questi giorni a Glasgow, sono uno di questi. Nati dalla collaborazione con ARUA, l'African Research Universities Alliance, sono reti di ricerca composte da almeno tre università africane e due europee, impegnate insieme su sfide scientifiche condivise, dal cambiamento climatico alla sicurezza alimentare, dalla salute pubblica alle disuguaglianze sociali.
L’Università di Bologna ha partecipato attivamente alla creazione e implementazione di questa iniziativa, e coordina oggi due dei ventuno cluster approvati. Il primo, dedicato alle "nature-based solutions" per l'adattamento e la mitigazione del cambiamento climatico, vede l'Alma Mater lavorare a fianco delle università sudafricane di Cape Town e Stellenbosch, insieme agli atenei di Göttingen e Glasgow. Il secondo cluster riguarda invece i sistemi alimentari sostenibili ed è realizzato in collaborazione con l'Università di Pretoria.
La conferenza di Glasgow, che segna anche i primi tre anni di vita dei Clusters of Research Excellence, è pensata come momento di bilancio e di rilancio: un'occasione per fare il punto sui risultati raggiunti, rafforzare le collaborazioni in corso ed esplorare nuove opportunità di partenariato equo tra Africa ed Europa. Per l'Università di Bologna è anche un modo per misurare la distanza percorsa: da una delle nove università che nel 2016 scelsero di unire le proprie voci a Bruxelles, a protagonista di alcune delle partnership scientifiche più ambiziose nate da quella scelta.