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Sono stati inaugurati oggi, presso il Fano Marine Center, il Biodiversity Gateway, progetto coordinato dal Consiglio Nazionale delle Ricerche nell’ambito delle attività del National Biodiversity Future Center (NBFC), uno spazio fisico che sarà aperto al pubblico in forma permanente, dedicato in particolare al tema delle specie aliene marine, e gli spazi che daranno vita a nuovi laboratori, resi possibili dai lavori edilizi dell’Università di Bologna.

La cerimonia di inaugurazione si è svolta alla presenza delle principali autorità locali e dei rappresentanti delle istituzioni scientifiche che hanno dato vita al progetto: presenti il Sindaco di Fano Luca Serfilippi, il Vicepresidente della Regione Marche Enrico Rossi, il Presidente del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR) Andrea Lenzi, il Rettore dell’Università di Bologna Giovanni Molari,  il Presidente del National Biodiversity Future Center (NBFC) Luigi Fiorentino, il Presidente della Stazione Zoologica Anton Dohrn Roberto Bassi, il Delegato alla Ricerca dell’Università Politecnica delle Marche Francesco Regoli, il Prorettore vicario dell’Università degli Studi di Urbino Carlo Bo Vieri Fusi, e il Direttore GALPA Marche Uriano Meconi.

"L’inaugurazione dei nuovi laboratori e della sala immersiva del Biodiversity Gateway rappresenta un esempio concreto e virtuoso dell’eredità che il PNRR e le risorse europee di NextGenerationEU possono lasciare sui territori", dice il Rettore Giovanni Molari. "Grazie agli investimenti del National Biodiversity Future Center, per un valore complessivo di quasi due milioni di euro, a Fano sono state realizzate infrastrutture destinate a produrre ricerca, conoscenza, formazione e impatto ben oltre la durata del progetto che le ha finanziate. Inserite nel Fano Marine Center, queste nuove strutture assumono un valore ancora maggiore, perché rafforzano una collaborazione consolidata tra l’Università di Bologna, l’Università Politecnica delle Marche, l’Università di Urbino, il CNR e la Stazione Zoologica Anton Dohrn. È un modello di cooperazione tra università, enti di ricerca e istituzioni territoriali sul quale vale la pena continuare a investire, anche attraverso nuove competenze e nuovo personale, per consolidare il Fano Marine Center come hub di riferimento per le scienze del mare nel Mediterraneo e come luogo in cui ricerca, alta formazione e terza missione possano svilupparsi insieme".

Il Nodo Territoriale di Fano del “Biodiversity Gateway”

Coordinato dal Cnr attraverso l’Istituto per le risorse biologiche e le biotecnologie marine di Ancona (Cnr-Irbim) e l’Istituto di scienze marine (Cnr-Ismar), il Biodiversity Gateway di Fano rappresenta uno dei “nodi” dell’infrastruttura nazionale del National Biodiversity Future Center (NBFC) pensata per avvicinare la ricerca sulla biodiversità ai territori e alla società attraverso spazi fisici e strumenti innovativi. I diversi nodi già istituiti nelle città di Venezia, Palermo, Roma, Napoli e Lecce portano al pubblico temi, risultati e strumenti della ricerca scientifica, favorendo una maggiore conoscenza della biodiversità e delle sfide legate alla sua conservazione.

Il Nodo Territoriale di Fano, in particolare, è dedicato alle specie aliene marine, e trova nell’AlienLab il suo cuore espositivo e divulgativo: uno spazio progettato per raccontare, attraverso la ricerca scientifica e le nuove tecnologie, uno dei fenomeni che più stanno modificando gli ecosistemi del Mar Mediterraneo.

AlienLab andrà a integrare l’offerta al pubblico di DIDAMAR – l’acquario del Fano Marine Center – e costituisce la prima sala interattiva e immersiva interamente dedicata alle specie aliene del Mediterraneo. In essa, i visitatori potranno conoscere alcune delle specie che hanno avuto maggiore successo nell’insediarsi nel Mediterraneo, come il pesce scorpione e i pesci coniglio, e approfondire le dinamiche della loro diffusione attraverso simulazioni interattive: un ambiente pensato per avvicinare il pubblico a un fenomeno complesso e in continua evoluzione attraverso strumenti immersivi e tecnologie interattive, trasformando i risultati della ricerca scientifica in un’esperienza accessibile e coinvolgente. 

Con oltre mille specie aliene conosciute, il Mediterraneo è infatti oggi uno dei mari maggiormente interessati dal fenomeno delle invasioni biologiche. Pesci, invertebrati e altri organismi provenienti da aree geografiche lontane hanno raggiunto le sue acque superando barriere naturali che per millenni ne avevano limitato la distribuzione. Un processo favorito dall’intensificazione degli scambi e dei trasporti marittimi, dall’apertura di nuovi collegamenti tra aree marine e dai cambiamenti ambientali, che rende il Mediterraneo un osservatorio privilegiato per studiare le trasformazioni della biodiversità marina.

L’AlienLab nasce per rendere questo fenomeno comprensibile e accessibile attraverso un percorso che combina contenuti scientifici, interazione e tecnologie immersive. Al centro dell’esperienza si trova anche ORMEF, il grande archivio mediterraneo dei pesci alieni, che raccoglie informazioni sulla storia di oltre duecento specie e migliaia di osservazioni scientifiche, restituendo attraverso i dati l’evoluzione di un fenomeno studiato da più di un secolo e mezzo. La visita prosegue con un’esperienza di realtà virtuale grazie a dei visori VR che permettono di immergersi nelle acque del Mediterraneo e di osservare da vicino uno degli ambienti maggiormente interessati dalla presenza di specie aliene, trasformando così la conoscenza scientifica in un’esperienza immersiva ed offrendo al pubblico un nuovo modo di esplorare la biodiversità marina e le sue trasformazioni.

I nuovi spazi per i laboratori di ricerca

L’Università di Bologna ha realizzato un intervento di potenziamento del Fano Marine Center attraverso la creazione di nuovi spazi per laboratori, l’adeguamento degli spazi di ricerca esistenti e l’implementazione delle relative infrastrutture tecnologiche.

L’intervento ha riguardato la riorganizzazione funzionale degli spazi interni su tre piani: primo, ammezzato e secondo, la posa delle nuove apparecchiature impiantistiche in copertura e nell’area esterna, per supportare le aumentate esigenze di potenza.

Al piano primo, nella porzione nord e nord-ovest dell’edificio, sono stati realizzati otto nuovi laboratori di ricerca destinati alle attività di biologia marina, chimica, oceanografia e microscopia. La nuova dotazione comprende nel dettaglio: tre laboratori di biologia, due laboratori di chimica, due laboratori di microscopia - di cui uno predisposto per microscopia in ambiente oscurato - e un laboratorio di oceanografia. Tutti i laboratori sono stati poi attrezzati con nuovi arredi tecnici. Gli ambienti sono stati riconfigurati mediante demolizioni selettive, nuove partizioni interne a secco, nuovi collegamenti e disimpegni, compartimentazioni antincendio e porte tagliafuoco EI 60. Le superfici dei laboratori sono state progettate con finiture idonee all’uso scientifico e alla pulizia.

Al piano ammezzato sono stati convertiti spazi precedentemente destinati a magazzino per ospitare camere fredde, frigoriferi, ultracongelatori e incubatori

Al piano secondo sono stati riorganizzati gli ambienti per realizzare nuovi uffici e studi per ricercatrici, ricercatori e gruppi di lavoro, nonché spazi temporanei di confronto e collaborazione denominati Research Board, finalizzati a favorire il dialogo scientifico e lo scambio di conoscenze tra le diverse unità di ricerca.

L’intero intervento ha comportato un rilevante aggiornamento impiantistico, necessario per assicurare condizioni di sicurezza, continuità operativa e qualità ambientale appropriate per laboratori specialistici. I lavori hanno potenziato la rete elettrica con una nuova cabina esterna, un gruppo elettrogeno aggiornato, gruppi di continuità (UPS) e sistemi di monitoraggio e allarme in tempo reale. Per la gestione dell'aria e del clima, sono stati introdotti un impianto di ventilazione meccanica, una nuova unità di trattamento aria per i laboratori gestita da due pompe di calore e un sistema a espansione diretta dedicato alle sale con ultracongelatori e incubatori, oltre all'adeguamento della climatizzazione nei nuovi ambienti. Il progetto ha incluso infine l'ammodernamento della rete dei gas tecnici inerti e il potenziamento generale degli impianti elettrici e speciali.

L’intervento è stato finanziato dall’Unione europea nell’ambito di NextGenerationEU e del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) e rientra nel Bando “National Biodiversity Future Center”. L’importo complessivo finanziato con fondi PNRR è stato di € 1.480.000. I lavori sono stati completati nei termini previsti dal contratto e sono stati eseguiti rispettivamente dalle imprese Lacky Impianti Elettrici S.r.l. di Imola e T.C.S. S.r.l. di Fano.

Il progetto è stato coordinato dall’arch. Federico Foschi, Responsabile unico del progetto, (Università di Bologna). La progettazione è stata curata dal geom. Alessandro Carapia (Università di Bologna), con il contributo specialistico degli ingegneri Luca Melucci, Lorenzo Genestreti, Enrico Ricci e Andrea Paganelli, nonché del perito industriale Mirco Magnani e dell’arch. Massimo Chiarabini di Studio TI di Rimini. La direzione dei lavori è stata condotta dal geom. Alessandro Carapia.