Unibo Magazine

Dall’Università di Bologna arrivano buone pratiche e attività educative, riconosciute a livello europeo, per favorire l’inclusione e valorizzare le competenze linguistiche e culturali di bambine e bambini con background migratorio. È il risultato di NEW ABC (Networking the Educational World: Across Boundaries for Community-building), progetto finanziato dall’Unione europea e coordinato dalla professoressa Rachele Antonini del Dipartimento di Interpretazione e Traduzione dell’Alma Mater.

Le soluzioni sviluppate dal team sono state presentate a Bruxelles durante l’evento “10 Years of EU Migration Research and Innovation: Impacting Lives – Shaping the Future”, promosso dalla Commissione Europea per celebrare un decennio di ricerca e innovazione nel campo delle migrazioni. Nel corso della conferenza la professoressa Antonini e Francesca Briccolani - insegnante della scuola primaria Ambrogio Traversari di Portico e San Benedetto (Istituto Comprensivo Valle del Montone, Forlì-Cesena) - hanno illustrato i risultati raggiunti, evidenziandone la rilevanza nel contesto europeo.

Il progetto rappresenta un esempio concreto di sinergia tra ricerca universitaria e territorio. La scuola primaria Traversari, pluriclasse plurilingue con numerosi alunne e alunni di origine straniera, ha collaborato attivamente con l’Ateneo in un percorso condiviso di studio e azione. Dalla collaborazione sono emerse pratiche strutturate e replicabili in ogni contesto europeo.

Selezionato come “storia di successo” nell’ambito dei progetti Horizon finanziati dall’UE, NEW ABC si distingue per l’approccio multidisciplinare e partecipativo, orientato alla co-creazione di soluzioni innovative e trasferibili. L’obiettivo è generare cambiamenti concreti e duraturi, rafforzando l’inclusione educativa, culturale e sociale.

Tutte le risorse sviluppate sono disponibili ad accesso aperto sulla piattaforma ufficiale del progetto. Inoltre, il team ha lanciato lo Sportello della Scienza NEW ABC, che garantirà l’impegno attivo di comunità, educatrici ed educatori in un percorso di ricerca collaborativa anche dopo la conclusione del progetto.

“Questo assicura che le nostre lezioni e materiali siano disponibili per supportare il lavoro futuro nell’educazione inclusiva e siano condivisi con altri progetti e organizzazioni comunitarie”, sottolinea la professoressa Antonini.