La frequenza e l'intensità dei periodi di siccità stanno aumentando in molte aree del nostro pianeta a causa degli effetti del cambiamento climatico, con impatti severi sulla salute degli ecosistemi. Alcuni studi mostrano però che, quando un ambiente subisce ripetuti eventi climatici estremi, può sviluppare una memoria delle perturbazioni passate. Riuscire a comprendere questo meccanismo ci può offrire quindi nuovi strumenti per aiutare gli ecosistemi a resistere meglio alla siccità.
Al centro ci sono le comunità microbiche del suolo: insiemi di microrganismi che vivono e interagiscono nel terreno. Oltre a essere estremamente diversificati, questi abitanti dei suoli hanno una spiccata capacità di adattarsi rapidamente ai cambiamenti ambientali e sono quindi l'elemento su cui concentrarsi per studiare la memoria ecologica.
“Studiando i tratti e le funzioni microbiche che supportano la memoria ecologica, valuteremo il loro impatto sui processi essenziali per la vita del suolo e quindi degli ecosistemi”, dice Canarini. “Scoprendo i meccanismi biochimici e molecolari che consentono ai microbi del suolo di ‘ricordare’ eventi di siccità passati, possiamo infatti valutare in che modo questa memoria influenzi processi essenziali del suolo come la decomposizione, la respirazione e il riciclo dei nutrienti”.
Per fare tutto questo sono stati allestiti sei siti sperimentali in Italia, distribuiti in aree con condizioni climatiche diverse. In ogni sito vengono realizzati esperimenti di siccità estrema ripetuta, grazie a una serie di strutture di esclusione della pioggia. I campioni ottenuti e le loro "memorie ecologiche" vengono poi esplorati con una serie di analisi - dalla biogeochimica del suolo alla fisiologia microbica - in un nuovo laboratorio completamente attrezzato al Dipartimento di Scienze Biologiche, Geologiche e Ambientali dell'Alma Mater.