Il principio fondamentale alla base degli studi sui motori molecolari è la costruzione di dispositivi che assomigliano a quelli che fanno parte del nostro quotidiano, ad esempio macchine e motori, ma su una scala un miliardo di volte più piccola. Da questa prospettiva di “ingegneria nanometrica”, le molecole e i processi chimici utilizzati corrispondono ai componenti macroscopici e al loro assemblaggio, mentre il carburante è rappresentato dallo stimolo energetico – reagenti, elettricità o luce – necessario per far funzionare il sistema.
ROAR è il risultato di un progetto nato tre anni fa, che si inserisce in una linea di ricerca avviata da tempo all’interno del Center for Light Activated Nanostructures (CLAN), centro di ricerca all’avanguardia nel panorama internazionale. E gli studiosi stanno già pensando ai prossimi sviluppi: nuovi prototipi di ROAR più efficienti e in grado di sfruttare la luce visibile e infrarossa, che ci giunge in abbondanza dal sole ed è compatibile con i sistemi biologici.
Nel lungo termine, l’obiettivo è di integrare ROAR in sistemi ad alta tecnologia, come materiali intelligenti per la conversione e l’accumulo di energia solare, attuatori meccanici per la soft robotics e sistemi biomedicali in grado di eseguire funzioni a comando grazie a input luminosi.
Lo studio è stato pubblicato su Nature Chemistry con il titolo “Wavelength-steered directional rotation in an autonomous light-driven molecular motor”. Gli autori, tutti dell’Università di Bologna, sono: Federico Nicoli, Chiara Taticchi, Emilio Lorini, Sara Borghi, Flavia Aleotti, Serena Silvi, Alberto Credi, Marco Garavelli, Luca Muccioli, Massimo Baroncini, Massimiliano Curcio.